Coloriamo il futuro: insegniamo ai ragazzi a mediare!

“Mediazione a Scuola” è il progetto, promosso dal Laboratorio “Un Altro Modo” con le Professoresse Paola Lucarelli e Alessandra De Luca del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze, che si propone di diffondere fra gli studenti delle scuole superiori la cultura della mediazione.

Il progetto si è svolto in cinque incontri dal 15 marzo al 7 maggio 2021 con la collaborazione di borsiti e tirocinanti universitari e ha visto una ampia adesione di scuole e di studenti.

All’incontro inaugurale e a quello conclusivo con tutti gli studenti coinvolti nel progetto è intervenuto il Presidente di ANMP Avv. Pietro Beretta Anguissola.

L’apporto dei mediatori professionisti di ANMP ha riguardato in particolare due incontri per ciascuna classe scolastica in cui sono stati affrontati i temi della nascita e dello sviluppo del conflitto, dell’ascolto e della comunicazione efficace, della modalità di gestione del conflitto in negoziazione e in mediazione, della peer mediation.

Sette mediatori professionisti appartenenti alla sottocommissione di ANMP che si occupa della mediazione scolastica, lo psicologo Dott. Gabriele Campello e i sei avvocati Francesca Baldari, Teresa Caruso, Ilaria Lelli, Paola Levani, Chiara Mambelli e Benedetta Marmugi, esperti sia sulla teoria sia sulla pratica, hanno messo a disposizione le loro competenze per insegnare ai partecipanti come affrontare in modo consapevole e responsabile le relazioni anche in situazioni di criticità e di conflitto.

A causa dell’emergenza sanitaria, la presente edizione del progetto si è tenuta esclusivamente con modalità di didattica a distanza. Osserva Chiara Mambelli che l’esperienza maturata dai mediatori professionisti nelle mediazioni portate a termine nell’ultimo anno prevalentemente on line è stata molto utile per consentire lo sviluppo di un contesto pienamente partecipativo. I mediatori, ormai abituati a favorire dialogo e relazioni nonostante la presenza delle parti e degli avvocati in videocollegamento, hanno stimolato nei ragazzi l’approfondimento degli apprendimenti e la riflessione personale valorizzandone la condivisione.

Evidenzia Ilaria Lelli che l’apprendimento da parte dei ragazzi delle materie oggetto del progetto è stato agevolato dalla possibilità di riportare molti esempi pratici, sia raccontati dai formatori che scovati dai partecipanti nella loro vita quotidiana. Estremamente importanti poi sono state le simulazioni di casi di negoziazione e di mediazione, durante le quali gli alunni sono stati coinvolti in prima persona e si sono dovuti mettere in gioco, utilizzando le tecniche apprese a lezione. Le simulazioni sono state un modo divertente e coinvolgente per avvicinare i ragazzi al mondo della gestione pacifica del conflitto.

Gabriele Campello chiarisce come in questo periodo sia particolarmente utile stimolare per quanto possibile l’azione partecipata poiché la stessa didattica a distanza ci separa e facilita la possibilità di nasconderci dietro lo schermo. Il rischio di esporsi si è ridotto, ma con esso anche la disponibilità a sbagliare e quindi ad apprendere, inversamente aumenta il rischio di entrare, oggi e in futuro, nei contesti relazionali con tensione e un desiderio di fuga. Il lavoro è iniziato dalla definizione del conflitto a partire dalle considerazioni dei ragazzi e si sono utilizzati modelli teorici come impianti base i cui contenuti si costruivano a partire dalle loro percezioni. E’ stata utilizzata una didattica dell’“imparare facendo collaborativamente”, la formazione è diventata una metafora di come pensando e occupandosi dei conflitti si possano acquisire anche le competenze sociali per meglio comprenderli e trasformarli. Le proposte più pratiche hanno stimolato gli studenti a indagare sulle emozioni, ad attivare comunicazioni efficaci nell’integrare le differenze, a scoprire creativamente risorse celate nella contrapposizione delle posizioni.

Francesca Baldari fa presente che il progetto si inserisce nell’ambito della promozione di “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” all’interno della Scuola Secondaria di II grado, così come rinominati dalla Legge di Bilancio 2019 del 30 dicembre 2018 n. 145 – già Alternanza Scuola Lavoro ex decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77. I mediatori di ANMP, con il loro portato professionale, hanno contribuito alla formazione degli studenti rispondendo alle principali finalità dei percorsi di PCTO. Infatti i PCTO hanno l’intento di infondere in ciascuno studente l’importanza di essere consapevoli del valore della persona e del rapporto tra la singola persona e le formazioni sociali con il quid pluris, in questo caso, di insegnare a gestire al meglio le situazioni di conflitto per un armonico sviluppo della persona umana. Inoltre, hanno lo scopo di orientare gli studenti verso il percorso universitario più adatto, sviluppando, mediante la mobilitazione non solo della sfera cognitiva e intellettuale, ma anche di quella sociale, etica e valoriale, le competenze di cittadinanza consapevole.

Per quanto riguarda la mediazione alla pari, Paola Levani sottolinea che viene percepita dagli studenti come uno strumento nuovo, che guarda al conflitto con una diversa prospettiva rispetto alla risposta tipica della reazione aggressiva o della fuga cercando così di ignorare la situazione e di sottrarsi ad essa. Intuitivamente i ragazzi hanno dimostrato di comprendere l’opportunità di rivolgersi ad un terzo adeguatamente formato, loro pari: tutti i protagonisti si trovano in una posizione orizzontale, conoscono il contesto nel quale nascono i conflitti, utilizzano codici comuni, si relazionano fra di loro con più naturalezza e spontaneità rispetto agli adulti. Gli studenti hanno espresso apprezzamento per la mediazione in quanto rafforza la fiducia in loro stessi, sentendosi in grado di acquisire abilità preziose per gestire il conflitto come opportunità, supportata dalla possibilità di periodici confronti con mediatori professionisti in ambito scolastico. Il progetto di una classe ha definito la mediazione fra pari come: “il nostro spazio accogliente ed intimo”.

Benedetta Marmugi rappresenta che è stato ritenuto opportuno aprire un confronto con i tirocinanti universitari per verificare se tutte le attività erano state attuate e come erano state recepite dagli studenti, nonché per conoscere gli esiti dei successivi incontri, dei progetti realizzati e delle simulazioni di casi concreti di mediazione e negoziazione. E’ stato quindi richiesto ai tirocinanti un feedback sugli incontri svolti per comprendere l’effetto di quanto era stato fatto e ciò che aveva provocato sugli studenti. Il risultato è stato importante e positivo. Alcune attività, tra le quali il brainstorming sulle emozioni, hanno suscitato numerose riflessioni nei ragazzi, portandoli a raccontare esperienze personali e quanto provato in ambito scolastico nei rapporti con i compagni o con gli insegnanti. Per una migliore realizzazione del progetto, con l’aiuto del tirocinante, sono stati uniti momenti di formazione teorica a occasioni di interazione pratica, dando ampio spazio alle attività proposte e concedendo agli studenti un ambito di dialogo e di ascolto.

Teresa Caruso mette in rilievo il prezioso contributo che gli insegnanti hanno apportato nelle classi assegnate, sia valorizzando il progetto nel corso degli incontri, sia sollecitando dibattiti, approfondimenti e riflessioni avvenuti fra il secondo e il terzo incontro e di cui i ragazzi hanno riferito con grande apprezzamento. Questo conferma l’utilità di rivolgere anche agli insegnanti proposte progettuali direttamente a loro destinate e l’opportunità di coinvolgerli attivamente nel corso dei progetti rivolti agli alunni.

Conclusivamente si può notare che, nell’attuale situazione globale, in cui si sente come prioritaria l’ottica di assunzione di responsabilità da parte di ciascuno nella ricostruzione del contesto sociale dopo la pandemia, l’esperienza del progetto si è dimostrata particolarmente importante per favorire nei ragazzi atteggiamenti costruttivi basati sulla reciproca comprensione, sulla scoperta di potenzialità, sulla creazione di soluzioni di cooperazione.

I prossimi tempi richiederanno di essere affrontati con dinamiche di rapporti improntati a consapevolezza e coesione. Gli studenti che hanno partecipato al progetto sono stati guidati a sperimentare la dimensione collaborativa per essere maggiormente preparati ad attuarla in tutti loro ambiti e percorsi di vita diventando fondamentale risorsa per la futura convivenza.

A cura di Chiara Mambelli

Con i contributi di Ilaria Lelli, Gabriele Campello, Francesca Baldari, Paola Levani, Benedetta Marmugi e Teresa Caruso.